Prosegue anche per il 2017 l’impegno della Fondazione Megamark a favore degli scrittori esordienti e il sogno si concretizza nella seconda edizione del Premio Fondazione MegamarkIncontri di Dialoghi. Il premio letterario aperto alle case editrici e agli autori di tutta Italia e riservato alle opere prima di narrativa italiana (romanzi). Al concorso partecipano 38 libri tutti molto avvincenti. La cerimonia di premiazione si è tenuta il 21 settembre a Trani prezzo Palazzo delle Arti «Beltrani» con la partecipazione straordinaria di Neri Marcorè.

Vince questa edizione Carmela Scotti con «L’imperfetta» edito da Garzanti che si aggiudica il premio di 5.000 euro. Vengono premiati anche gli altri finalisti con un riconoscimenti di 2.000 euro ciascuno.

Le Sinossi

L’IMPERFETTA
di Carmela Scotti

Per Catena la notte è sempre stata un rifugio speciale. Un rifugio tra le braccia di suo padre, per disegnare insieme le costellazioni incastonate nel cielo, imparare i nomi delle stelle più lontane e delle erbe curative, leggere libri colmi di storie fantastiche.
Ma da quando suo padre non c’è più, Catena ha imparato che la notte può anche fare paura e può nascondere ombre oscure. L’ombra delle mani della madre che la obbligano al duro lavoro nei campi e le impediscono di leggere, quella degli occhi gelidi e inquieti dello zio che la inseguono negli angoli più remoti della casa. Le sue sorelle sembrano non vederla più e il ricordo del calore dell’amore di suo padre non basta a riscaldare il gelo nelle ossa. Catena ha solo sedici anni e decide che non vuole più avere paura. E l’ultima notte nella sua vecchia casa si colora del rosso della vendetta. Poi, la fuga nel bosco, dove cerca riparo con la sola compagnia dei suoi amati libri. È grazie a loro e agli insegnamenti del padre che Catena riesce a sopravvivere nella foresta. Ma nel suo rifugio, fatto di un cielo di foglie e di rami intrecciati, la ragazza non è ancora al sicuro. La stanno cercando e per salvarsi Catena deve ridisegnare la sua vita, la vita di una bambina che è dovuta crescere troppo in fretta, ma che può ancora amare di un amore forte come il vento.

I VIGNAIOLI DI CITEAUX
di Guglielmo Bellelli

All’indomani della sanguinosa conquista di Gerusalemme durante la prima grande Crociata in Terra Santa, una serie di delitti efferati perpetrati su alcune giovani donne della Francia settentrionale è attribuita a una feroce entità, presto battezzata dal popolo “la Bestia”. A essere accusato è Guillom, un vignaiolo della Champagne appassionato studioso dei fenomeni naturali, dotato di un eccezionale talento per la vigna. Sfuggito alla cattura, il giovane si rifugia presso il monastero di Cîteaux, fondato alcuni anni prima da un gruppo di monaci di Molesmes, presto diventato un grande centro di attrazione spirituale, dove viene paternamente accolto dall’abate, Étienne Harding, che lo ha conosciuto alcuni anni prima e crede alla sua innocenza. Qui Guillom rivoluziona le tecniche di coltivazione e vinificazione della vite, creando un vino di qualità eccezionale, il cui colore, rubino con riflessi vermigli, sembra evocare in modo straordinariamente realistico il miracolo della Transustanziazione. La storia si svolge in diverse regioni della Francia, dalla Normandia alla Guascogna, attraverso varie vicende, nelle quali l’indagine sugli inarrestabili delitti della Bestia si sviluppa fino al suo imprevedibile esito, intrecciandosi con le guerre della Francia contro la monarchia anglo-normanna e i castellani ribelli, lo scontro teologico tra Bernardo di Chiaravalle e il filosofo Abelardo, le lacerazioni provocate dallo scisma pontificale. Sarà il ritorno ormai insperato del fratello di Guillom dalla Crociata, sfuggito ai suoi spietati persecutori, a permettere al prevosto di Parigi, Gilbert, di svelare il mistero di quelle morti. Non è quello che appare: la Bestia non è una sola, né i motivi di quelle uccisioni risiedono nella perversione dell’assassino. Nella storia, oltre al vignaiolo Guillom e ad altri personaggi creati dall’autore, vi sono personaggi storici, realmente vissuti, variamente coinvolti nella vicenda principale, come Étienne Harding, l’abate di Cîteaux, Bernardo di Chiaravalle e Abelardo. A questi va aggiunto, vero protagonista impersonale, lo storico Clos de Vougeot, del quale nel libro si raccontano gli esordi: come, da alcune parcelle insignificanti, solo parzialmente coltivate, ricevute in dono, i monaci diedero inizio alla loro lenta, ma graduale acquisizione, fino alla loro ricomposizione in una sola unità, interamente dedicata alla coltivazione della vite e destinata a entrare nel mito.

ALLA FINE DI OGNI COSA
di Mauro Garofalo

Questa non è una storia di quelle in cui si deve scoprire come va a finire. E non è una storia di quelle che finiscono bene. Johann Trollman nasce ai primi del ‘900 in Bassa Sassonia, da una famiglia Sinti. E’ un ragazzo intelligente, brillante, e dotato di un fisico eccezionale per forza, possenza e agilità. Per questo gli danno il soprannome che lo accompagnerà per tutta la vita, “Rukeli”, che significa “albero”.
Non ha ancora vent’anni quando viene scoperto dai selezionatori di quello che era all’epoca lo sport più popolare del mondo, la boxe, e portato ad Amburgo, per allenarsi e combattere ai massimi livelli. E inizia una carriera strepitosa, fatta di vittorie su vittorie, conquiste sentimentali, vita mondana. Rukeli diventa una star, uno dei personaggi più celebri e amati di tutta la Germania. Ma non può durare.
La vittoria del nazismo, le leggi razziali, le persecuzioni, porranno fine prima alla carriera, e poi alla vita, di uno dei più grandi pugili di tutti i tempi. Verrà ostacolato in tutti i modi, poi privato del titolo, e poi perseguitato, sterilizzato, mandato a combattere al fronte, e alla fine chiuso in un campo di concentramento. E sempre inseguito dall’astio e dall’invidia di piccoli uomini meschini, felici di poter godere della disgrazia di chi è stato felice, fortunato, amato. E sarà l’ultimo degli invidiosi, un kapò che lo ha sfidato nel campo e che ne é stato sconfitto, a porre fine alla sua vita.
Ma questo libro non è una biografia, è un romanzo. Mauro Garofalo infatti non racconta la storia di Rukeli, ma, come sanno fare solo i grandi romanzieri, diventa Rukeli. Si fonde con il suo personaggio, ne assume lo sguardo e le emozioni, e ci porta con lui nel momento più terribile della storia dell’umanità, facendoci vivere una vicenda umana bellissima e tragica.

TEOREMA DELL’INCOMPLETEZZA
di Valerio Callieri

Due fratelli indagano sulla morte del padre, ex operaio Fiat ucciso nel suo bar di Centocelle durante una rapina.
A raccontare è il fratello di trent’anni, il più giovane, ed è lui che scopre una misteriosa dedica in codice, “Sempre con te, Clelia1979”, sul retro di una cornice. Da quel momento si aprono le porte sul passato insospettabile del padre. Dietro all’uomo confinato al tifo sportivo e alle
partite della Roma emerge uno sconosciuto segnato da segreti e contraddizioni che affondano negli anni della contestazione e della lotta armata. Tito, il primogenito, non ha mai avuto dubbi su quel passato, ha raccolto con scrupolo le prove che lo conducono dritto alla certezza che il padre abbia sempre fatto la scelta più onorevole, vale a
dire che abbia sempre collaborato con la polizia…
Il fratello minore è invece tormentato dal dubbio: e se invece il padre avesse tradito ogni ideale e persino Clelia, la donna che amava?
Ed è sempre il minore che deve fare i conti con il fantasma del padre che gli appare in forme e visioni sempre più allucinate per dire la sua storia e mostrare una strada verso la possibile verità sul suo omicidio.
I due fratelli – che da anni non si parlano e sono schierati ideologicamente su versanti opposti – sono costretti a collaborare, però diffidano l’uno dell’altro, si rinfacciano colpe, si passano alcune informazioni ma ne omettono molte altre. L’uno è aiutato dall’accesso a documenti riservati dei servizi segreti attorno agli anni di piombo,
l’altro da due amici scalcagnati e sopra le righe e da Elena, un’hacker che agli occhi del protagonista ha l’aspetto della magnetica Sigourney Weaver.
Per svolte inaspettate e pagine di supposizioni e rivelamenti, la domanda “Chi ha ucciso il padre?” trascina il lettore in un incessante passaggio di colpe e responsabilità dove, in un crescendo hitchcockiano, sembra impossibile riuscire a raggiungere la verità. E, meno che mai, essere in grado di dimostrarla.
Valerio Callieri, al suo esordio, costruisce un romanzo carico di tensione, conflitti e colpi di scena, eppure vivo del desiderio di ridere e amare. Un’indagine che mira dritto al cuore dei nostri ieri e dei nostri domani.

IL DONO DELLA NUORA
di Pasqua Sannelli

Un posto… un paese di qualsiasi latitudine, dove le vite scivolano senza senso. Il tempo gioca la sua partita crudele: cancellare tutto e rendere estranei a sé stessi e al proprio passato, e la scrittura diventa luogo e mezzo per salvarsi dalla dimenticanza.
I personaggi sono partoriti per una seconda vita. E tutto precipita, nasce e si muove con un ritmo denso e veloce, tragico e leggero insieme. E si annodano i fili spezzati fra microcosmo e storia del Paese. E non c’è posto per la nostalgia o per la retorica dei ricordi impacchettati nella carta buona. Si strappano i veli di una morale ipocrita e di un buonismo bigotto.
Al centro la storia di un uomo, dimenticata e condonata. Eterna metafora dell’individuo di fronte al potere, che s’incarni in un sistema o nell’arroganza di chi si sente impunito in una camicia nera. La sfida, il pestaggio di Luigi e il licenziamento. Il processo dal basso. Il confino dietro una finestra a parlare con le nuvole, visitato da immateriali presenze.
Un amore diventa il respiro di tutto il romanzo. E salverà per vie imprevedibili e incontrollabili, come può solo l’amore, il protagonista dalla follia.

Il video della premiazione

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